INTERROGAZIONE URGENTE SPESE CONTROVERSIE LEGALI
Bari, 3 dicembre 2010AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE
S E D E
Nella precedente legislatura fu approvata la legge istitutiva dell’avvocatura regionale che avrebbe, almeno queste erano le finalità prefisse, determinato un notevole risparmio da parte della regione.
Premesso che
solo ai giorni nostri, dopo notevoli polemiche e nonostante i disagi logistici ed organizzativi che affliggono gli avvocati interni, comincia tra molte difficoltà ad attivarsi un meccanismo mirato a valorizzare i legali interni;
nonostante ciò dalle letture degli ordini del giorno delle giunte regionali la gran parte di essi riguarda nomina di avvocati esterni assai numerosi a fronte di pochi incarichi agli interni;
considerato che una volta nominati gli esterni la Regione si disinteressa totalmente degli incarichi affidati e in alcuni casi i predetti non si presentano alle udienze e i giudici giustamente in assenza del difensore condannano la Regione alle spese di giustizia anche in controversie favorevoli all’ Ente Regione;
visto che
gli uffici dei contenziosi sono forse le uniche strutture che procedono al recupero di somme anche consistenti in seguito alle varie sanzioni comminate dagli organismi preposti ai controlli (Nas – Forestale – Ispettori Sanitari ecc.) a volte per carenza di personale abilitato (in alcuni casi) le ordinanze di pagamento decadono ed anche in questi casi il giudice liquida le spese a danno della Regione;
a tal uopo, il sottoscritto consigliere regionale de “la Puglia prima di tutto”, Francesco Damone
interroga il Presidente della Giunta regionale per conoscere:quante sono le cause che vengono affidate in un anno agli avvocati esterni; a quali fori appartengono, perché si dice che la gran parte sia di Bari o di Lecce ?;
- quanto si spende mediamente in un anno di liquidazioni professionali agli avvocati esterni ?;
- la motivazione per la quale prima di affidare gli incarichi l’avvocatura regionale non svolge un contatto con la parte avversa per tentare le transazioni, oggi istituto approvato recentemente anche se già preesistente ?;
- gli avvocati interni si ritiene posseggano competenza e professionalità, ma la funzione professionale va suffragata con una organizzazione regionale, efficace ed efficiente che sin qui non è mai esistita, perché si intende rivolgersi agli esterni?;
- se non ricorrono i motivi di danno erariale nei confronti della Regione, che probabilmente così riesce a soddisfare le appartenenze politiche e non solo quelle?
È tempo di vacche magre. Ha ragione il governo che i dilapidatori di pubbliche risorse negli Enti locali vanno cacciati.
AL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE
B A R I
AL SIG. PRESIDENTE GIUNTA REGIONALE
B A R I
AL SIG. ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA
B A R I
OGGETTO: Interrogazione urgente:Montepulciano San Severo.
Premesso che:
-la varietà “MONTEPULCIANO” è inclusa nella “Doc San Severo” ed in molte “IGT” del territorio della Daunia e della Puglia, già da molto tempo prima di altre tipologie di vini;
-la varietà “MONTEPULCIANO” è attualmente quella di uva a bacca rossa più coltivata nel nostro territorio;
-l’informazione riportata sulle etichette del vino imbottigliato che recita“prodotto da uve selezionate da vigneti MONTEPULCIANO e Sangiovese”, vista la circolare 30/07/09 ed a seguito dell’entrata in vigore del DM 23/12/2009 (recante le disposizioni nazionali applicative del Reg. CE n. 607//2009), non è più utilizzabile per i vini di Puglia
-alla luce delle summenzionate disposizioni, la dicitura del nome del vitigno MONTEPULCIANO, è RISERVATA ai soli vini DOC MONTEPULCIANO D’ABRUZZO, MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE e NOBILE DI MONTEPULCIANO, e pertanto dal dicembre 2010 in poi sarà vietato riportare in etichetta il termine MONTEPULCIANO su altri vini.
Considerato che
il Reg. CE n. 607/09 impone il divieto di utilizzo delle menzioni e diciture non veritiere che traggono in errore e confusione il consumatore finale e considerato che riportare il termine “da uve MONTEPULCIANO”, non costituisce una violazione all’uso delle indicazioni veritiere, ma la puntuale indicazione necessaria ad individuare il contenuto dei vini imbottigliati
per tutto quanto sopra, si interrogano le SS.LL. per sapere:
PERCHE’ LA REGIONE PUGLIA non ha richiesto, come per altri vitigni del nostro territorio regionale, la protezione della menzione MONTEPULCIANO per la DOC San Severo e per le IGT della Daunia e IGT Puglia, in modo da consentire di riportare sulle etichette il nome del vitigno come componente del vino;
SE LA REGIONE PUGLIA se ritiene di tutelare i prodotti Pugliesi, rivendicando immediatamente la possibilità dell’utilizzo del termine “da uve MONTEPULCIANO” , in modo tale da consentire anche dopo il 31.12.2010 l’utilizzo di tale dicitura, come avviene da oltre sessant’anni;
COME LA REGIONE PUGLIA, in caso di perdurante inerzia e mancata rivendicazione dell’utilizzo del termine “da uve MONTEPULCIANO”, intende risarcire i danni agli agricoltori ed alle aziende vinicole che non potranno più utilizzare detta menzione, con gravissime conseguenze sul mercato;
COSA SECONDO LA REGIONE PUGLIA, in caso di perdurante inerzia e mancata rivendicazione dell’utilizzo del termine “da uve MONTEPULCIANO”, gli operatori possono riportare in etichetta tra le informazioni da dare al consumatore, il luogo dello spazio riservato al termine “da uve MONTEPULCIANO”.
In attesa di immediato riscontro, certo di una solerte iniziativa a difesa della nostra agricoltura, della nostra tradizione e del futuro della nostra agricoltura, porgo cordiali saluti.



